
La poesia non cura la demenza, cura la persona. Restituisce dignità, emozione e identità. Il progetto “L’attimo bello – La poesia come cura nella non autosufficienza” presentato il 26 marzo dalla Fondazione Casa del Sole al Tech Care Expo di Rimini ha pensato proprio a questo portando la poesia agli anziani non autosufficienti della struttura.
Il progetto ha coinvolto 44 residenti per 37 incontri. Vi hanno preso parte sia anziani capaci di seguire un discorso, ricordare frammenti e proporre testi, che altri con compromissioni cognitive gravi e con comunicazione minima, principalmente non verbale. Tra gli obiettivi principali vi sono la riattivazione della memoria, il rafforzamento dell’identità e dell’autodeterminazione, la stimolazione cognitiva e la socializzazione tra residenti familiari e operatori.
In “L’attimo bello” il vero scopo non è quindi la memorizzazione a lungo termine, ma far vivere agli anziani un istante di felicità e connessione che lasci una “traccia di cura” anche dopo essere svanito. Oltre a leggere poesie conosciute che risvegliano ricordi e poesie legate a momenti dell’anno, gli anziani sono incoraggiati anche a scrivere poesie di gruppo, lasciando spazio alla propria fantasia.
“L’attimo bello” valorizza le terapie non farmacologiche e promuove una cultura assistenziale centrata sulla persona.
«Lavorare con gruppi di anziani è sempre estremamente delicato, ancor più se al loro interno vi sono persone che hanno mantenuto una buona integrità cognitiva e altre a cui la demenza ha portato via una parte più o meno estesa della possibilità di esprimersi – ha detto Viviana De Pellegrini, psicologa e psicoterapeuta della Fondazione che ha coordinato il progetto –. Contrastare la perdita del linguaggio è uno degli obiettivi che ci si pone con gli anziani residenti in una casa di riposo: tener vive le parole anche quando sono spezzate, inventate, sussurrate, urlate. Ed ecco che le parole delle poesie imparate a scuola diradano nebbie, danno voce al dolore di una perdita, ma anche a bisogni inespressi. Questa testimonianza è un viaggio non solo nel recupero delle poesie accademiche, ma anche alla scoperta del potere di questo mezzo: i versi parlano per noi, tendono fili a cui aggrapparsi. Ed è anche il racconto del lavoro di tessitura di questi fili, fatto di relazioni dove si spacca la scorza e si tende la mano a quel tronco…piegato sul botro».